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RADIOFIERA
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I Radiofiera già si erano fatti notare con “Piova” e “Allarme”, quest’ultimo pubblicato con la Sony nel 1998. Il gruppo, nato dalle ceneri dei Circle, è capitanato da Ricky Bizzarro, ed usufruisce dell’apporto di musicisti del calibro di Piero Trevisan, Alessandro Simonetto e Simone Chivilò, tutti della band di Bubola. Quest’ultimo in particolare occupa un posto stabile nella formazione, svolgendo in fase di regia, di arrangiamento e di produzione, un lavoro fondamentale per le dinamiche delle canzoni, come già fatto con “Sogno verde” di Marian Trapassi. Si potrebbe dire che i Radiofiera vanno a coprire quel vuoto lasciato nell’ipotetico rock noir di casa nostra dai disciolti Elle, ma in realtà la loro proposta è ben più ampia. Queste sedici tracce intaccano tanto la canzone d’autore italiana quanto un certo rock di stampo americano: da una parte si possono prendere come esempi “Stea”, cantata in dialetto veneto con sfumature alla De Andrè, o “Tango”, condita dalla fisarmonica di Alessandro Simonetto e dalla tromba di Francesco “Binghillo” Suppa, mentre dall’altra svolgono lo stesso ruolo “Il treno”, una ballata in stile tex-mex e “Bye bye Mary”, un rock’n’roll con le chitarre in continua crescita che arriva a citare “Sympathy for the devil” degli Stones. Gli Estra e Bubola sono i primi riferimenti di un rock che appartiene al Nord-Est d’Italia, ma che non disdegna suoni dalla portata internazionale. Così le chitarre minacciose e i testi oscuri di “Mila” e “Il santo” hanno la stessa valenza dei loops, del programming e del basso synt che compaiono qua e là: anche gli episodi più pop (“Ama il tuo dj”, “Troppo amore alla tv”) non perdono la loro connotazione specifica, perché, pur andando a scavare fenomeni diffusi, rimandano alla realtà della pianura padana. “La casa di Alice” è un disco percorso da una rara tensione emotiva e narrativa: se il punto da cui Ricky osserva la realtà e ne trae ispirazione è quello metaforico di un disegno infantile, il suo sguardo arriva poi a ricordare tanto la lotta partigiana quanto il desolante appiattimento dei nostri tempi. In “Pristina” e “Morte di un angelo” la tradizione italiana si mescola con un oscuro rock di confine, facendo memoria di una storica opposizione popolare. Allo stesso modo la voce recitante della title-track riporta in vita spiriti e viandanti di un tempo, ora sostituiti dalle masse unidirezionali che battono la via delle discoteche (“Return from discoteque”). Ricky Bizzarro ha la dote e l’intelligenza di un linguaggio metaforico nei testi ed evocativo nei suoni, lasciando appena percepire all’ascoltatore le proprie intenzioni, ma dando il massimo risalto ai loro effetti. Il cd è inoltre anche l’occasione per rivedere all’opera musicisti come Giovanni “Ginko” Schievano, ex-chitarrista degli stessi Radiofiera, che si produce in prestazioni sciamaniche, oppure altri come Charlie “Out” Cazale, Carlito e Ricky Vianello. Ora abitano tutti nella casa di Alice, un rifugio che non è poi tanto ideale, ma nemmeno si può dire accogliente: c’è un’unica entrata da cui vi si può accedere ed è quella offerta dai Radiofiera.
di Christian Verzeletti
 
   
 

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