Nuova, devastante opera per il combo veronese Mothercare, a due anni di distanza dall’ottimo esordio Breathing Instructions.Il gruppo propone un genere piuttosto sfruttato ultimamente, quel metal core che sta spradoneggiando fra le giovani leve, ma ha il grosso pregio di condirlo con partiture che richiamano le sensazioni sonore di band come Napalm Death, Meshuggah e Fear Factory periodo Obsolete e brevi alterazioni di band come Helmet e soprattutto Tool.
Se aggiungiamo che alla creazione e realizzazione di questo Traumaturgic hanno partecipato Davide Tiso, leader degli Ephel Duath e soprattutto lo scomparso (non lo rimpiangero’ mai abbastanza) Mieszko Talarcyzk, vocal e guru degli ormai ex Nasum, allora possiamo affrontare questo ascolto piuttosto tranquilli. Il disco, cosa non da poco, e’ dedicato alla sua memoria. Apnea apre le rocciose danze e subita si realizza che i nostri, oltre a gestire con arroganza (in questo caso positiva) le parti metal core, riescono a soprendere per freschezza di linguaggio grind. Un grind alternato, mai fuori dalle righe, padrone e schiavo allo stesso tempo, ora controllato, ora messo fuori causa da alterazioni psichediliche che potrebbe rimandare ai fu Alice In Chains, versione Dirt. Clean vocal si alternano in un vortice di rock e metal, dove nessuno riesce ad emergere, dove solo “l’essere” riesce a mantenere una forma. Learn to die Slowly, si gestisce in maniera piuttosto canonica, cercando di non uscire troppo dagli schemi e discostando la propria essenza da Apnea. Essenza che viene ripresa con la traumatica Senseseedsex, pezzo che vede la partecipazione di Mieszko, che perfora il muro sonoro con una prova decisamente sopra le righe. I Monster Magnet versione metal che si scontrano con i Nasum e gli ultimi tecnici Exhumed. Un cadenzare inquieto dove si possono trovare riffoni alla Morbid Angel del periodo Covenant e partiture secche e industriali. Impossibile decifrare la proposta del combo nostrano, Traumaturgod e’ tribale ed essenziale, percussioni vicine ai grandiosi Tool aprono un pezzo che visivamente e’ metal, ma che su certi passaggi ricorda (eresia) gli Helmet di Betty (chi se li ricorda?) e i fu God Machine. Ma forse l’elemento di disturbo e’ da ricercare nel folle John Zorn e i suoi Naked City. I Nasum che incontrano gli Ephel Duath. Days Of the mangler tiene vivo il nome di Maynard James Keenan dei Tool, un lento e tribale incidere come i Neurosis comandano, entra nelle menti malate e ormai sature di ogni genere di suoni. Percussioni e sampler industriali. Gli Axis Of Perdition che giocano con l’elettronica piu’ nichilista. Traumaurgic e’ tutto questo. Un male che si fa strada a forza e si rafforza con il lento incidere. Un procedere lento e maestoso.
La forza del grind piu’ tecnico, la rabbia del death piu’oltranzista, la liberta’ dell’hard core. Reverse Vortex assorbe il suono, lo trascina con se, lo avvolge. Gullermo Gonzales e’ un vocalist pazzesco, capace di trasformarsi nel Patton e nello Shane Embury di turno.I l pezzo e’ vario e ben assortito, sorretto sempre e comunque dalla batteria di Marco Piran, precisa e capace di riempire ogni minimo vuoto sonoro. NQNL (con ospite Davide Tiso degli Ephel Duath) chiude un disco che potrebbe tranquillamente trovare spazio nella vostra collezione.
Personalita’, classe, rabbia e una punta di nichilismo, che non guasta mai. La speranza e’ che i Mothercare siano tenuti in considerazione come meritano e possano spiccare finalmente il volo dove le compete.Il tutto, in omaggio al grande Mieszko.
Voto: 92/100
Dario Celoni Metallized
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Se con Breathing Instructions la band italiana ci aveva dato delle brevi e incisive istruzioni per respirare, con il nuovo Traumaturgic cominciamo a comprendere pienamente il significato del trattenere l'aria nei polmoni, come l'iniziale "Apnea" ci suggerisce. Ma non si deve pensare che il riferimento alla "mancanza di aria" sia soltanto riferibile al titolo dell'opener di Traumaturgic, perché oggi il sound dei Mothercare diventa molto più opprimente rispetto al passato, molto più serrate le ritmiche e terribilmente soffocante la sua visione globale. È come se la prima traccia fosse un invito a trattenere il respiro per altri dieci pezzi, dieci gioielli di claustrofobica violenza che, sia a livello di strutture, sia per esecuzione, risultano estremamente multiformi. Il sound oggi proposto dai Mothercare è infatti molto più elaborato, e se a livello di riff è ravvisabile in molti momenti una marcata influenza di matrice death metal, osservando i singoli brani nel loro complesso è sensibile, da un lato, una certa attenzione nei riguardi di una componente hardcore (da sempre presente nel sound dei Nostri), dall'atro una forte cura per le melodie (basta ascoltare la splendida "Traumargod"). Un lavoro maturo, che pur ricordando molte band e molte sonorità riesce ad acquisire una propria personalità grazie ad un procedimento di autodeterminazione che consente alla band di osare in canzoni come "Kurokiroku" e di lasciare un marchio indelebile nelle stupefacenti "Senseseedsex" (che vanta la presenza del compianto Mieszko Talarczyk dei Nasum) e "NQNL" (che il cantante Guillermo Gonzales dedica a Kurt Donald Cobain, canzone arricchita dalla presenza di Davide Tiso degli Ephel Duath). Un album assolutamente imperdibile, angosciante ed eclettico al tempo stesso, che rappresenta il chiaro segno di una band in costante evoluzione. Trattenete il respiro...
Fabio Stancati Hmt.it
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Ritornano dopo il buon successo di ‘Breathing Instructions’ i veronesi Mothercare con un prodotto altamente professionale come ‘Traumaturgic’. Al di là dei gusti sicuramente incidentali, l’ arrivo dei Mothercare sulla scena nostrana ha mostrato una band quadrata e professionale, che ha saputo fin da subito imboccare una strada chiara. Insomma, se nella scena italica ci sono molti (forse troppi) buoni musicisti, i nostri invece hanno mostrato di saper essere anche buoni imprenditori di sé stessi: ottimo concept grafico, ottimo suono e le date coi Napalm Death (giusto per citare alcuni selling-points) lo hanno dimostrato. Ora, dopo un paio di stagioni e il distacco dalla deriva della Urlo Music, il combo nostrano torna con questo ‘Traumaturgic’ che si presenta bene fin dalla cover. Il suono è ciò che stupisce fin dall’inizio: pulito e graffiante, si mostra molto più ‘metal’ in quanto tale. Nel corso della decina di pezzi si sentono interessanti influenze thrash e death che rendono il disco più vario e decisamente più longevo (quando invece ‘Breathing’, dopo la botta iniziale, poteva alla lunga stancare). L’impatto strumentale è comunque devastante e il chaos controllato a cui la band ci ha abituato resta intatto, soprattutto da parte del singer Guillermo in grado come al solito di spaziare fra i più vari scream, growl e puliti allucinati. ‘Senseedsex’ e ‘Learn To Die Slowly’ sono due esempi ottimi di come sono i Mothercare del 2005, ovvero una versione leggermente più sottile del passato, ma altrettanto letale. Speriamo ora in un ulteriore salto di qualità da parte del mercato e del pubblico. Loro la loro parte l’ hanno fatta…
Voto 75/100
BenzoWorld
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L'Arena venerdì 05 agosto 2005 pag. 41
Made in Verona.
La band sta preparando il tour italiano e tedesco per promuovere il nuovo cd «Traumaturgic» che si fregia del logo di Rai Trade Mothercare, la violenza del metallo «La nostra musica si fonda su un sound graffiante e distorto» Un suono urticante, ossessivo e pesante, con una voce che arriva dal profondo di un'anima in pena. La musica dei Mothercare è metal nel senso del materiale e del genere ma trascende gli stereotipi e i luoghi comuni del "metallo". Spesso difficili da ascoltare per il livello di violenza cui sottopongono le orecchie e il cervello, i Mothercare sono tuttavia necessari e in grado di offrire un'interessante catarsi sonora a chi si avvicini alla loro proposta musicale. La formazione comprende Guillermo Gonzales (canto e urlo), Mirko Nosari (chitarra), Rudy Zantedeschi (basso), Mauro Zavattieri (percussioni) e Marco Piran (batteria). Li abbiamo incontrati prima del tour italiano e tedesco, in programma dal 1° settembre in poi, organizzati per promuovere il nuovo album, "Traumaturgic", prodotto dal chitarrista Nosari per la Bunkker e pubblicato dall'etichetta veronese Freecom. Sul cd, distribuito in tutta Italia dalla Edel, compare anche il marchio Rai Trade. Fa un certo effetto vedere il logo della Rai su un disco di musica estrema. Non è che tra un po' vi vedremo ospiti in qualche programma televisivo? «Freecom Records, la nostra etichetta, vanta una partnership con Rai Trade che le permette di sfruttarne le strutture logistiche. Questo fa sì, per esempio, che il nostro cd possa essere acquistato nelle IperCoop. Comunque, Rai e Rai Trade sono due istituzioni ben diverse. Non c'è nessun rischio di vederci sui canali nazionali. State pur tranquilli!». Cos'è per voi la violenza? Perché la utilizzate nella vostra musica? «È un simbolo, uno strumento rituale per raggiungere uno scopo profondo. Il nostro approccio alla musica è di totale ferocia, nel senso espresso da Keith Jarrett: "Quando diventi feroce, smetti di preoccuparti di come appari. La maschera è orribile a vedersi, ma la persona dietro la maschera sta cercando di prenderne il posto." Lo scopo è far cadere le maschere dietro cui nascondiamo noi stessi. Caduti i travestimenti dell'ipocrisia, solo allora possiamo esprimere quello che siamo. Ed è il concetto espresso dal titolo dell'album, "Traumaturgic": in ogni esperienza traumatica è contenuto un potenziale creativo, un'opportunità di consapevolezza. Lo scopo ultimo è rappresentare l'anima dell'uomo». Il suono del disco e la sua produzione sembrano una progressione rispetto a "Breathing instructions", il vostro album d'esordio del 2003. «La novità fondamentale della registrazione di "Traumaturgic" è data dall'utilizzo del mixer analogico dei Tobacco Road Studios di Villafontana. Ha reso il nostro suono più caldo e corposo. Mirko poi si è occupato della produzione e, per una band come noi, produrre un album senza rivolgersi all'esterno è un privilegio enorme. Mirko infatti suona con noi e sa perfettamente di cosa abbiamo bisogno. Un'altra novità è rappresentata dalla presenza delle percussioni, suonate da Mauro che ha lasciato la batteria al nuovo arrivato, Marco. Ma il metal è sempre stato un campo privilegiato di sperimentazione ritmica. E' inevitabile che l'evoluzione di un gruppo passi anche attraverso la ricerca di una maggiore complessità delle strutture ritmiche. L'inserimento delle percussioni in "Traumaturgic" ha accentuato questo aspetto e lo farà ancor di più in futuro». Mai pensato di affrontare la vostra musica con strumenti acustici, come i brasiliani Sepultura in "Roots"? «L'ultima track di "Traumaturgic" si sviluppa su atmosfere eteree ma si tratta di un esperimento. Difficile che tali elementi possano trovare spazio in futuro. La nostra musica si fonda su un sound graffiante, violento e distorto. Certo, le suggestioni tribali dell'esperienza acustica dei Sepultura hanno lasciato segni indelebili in tutti noi; tuttavia, il lavoro di ricerca delle origini etnico-culturali della propria musica condotto dalla band brasiliana avrebbe ben poco senso, se trasferito in una realtà come quella italiana». "Traumaturgic" è dedicato a due artisti scomparsi: Mieszko Talarczyk, vocalist dei Nasum, e a Tiziano "Roots" Soave dei Basso Ritmo Acquar. «Abbiamo registrato la voce di Mieszko nel camerino del Transilvania di Bassano, prima di un concerto, e l'abbiamo utilizzata nel brano "Senseseedsex". Con la sua ragazza si trovava a Phi Phi Island, in Thailandia, uno dei luoghi più colpiti dalla furia dello tsunami. La ragazza è sopravvissuta; Mieszko non ce l'ha fatta. Anche se lo abbiamo conosciuto di persona quell'unica sera, a Bassano, ci hanno colpito il suo entusiasmo e la sua vitalità artistica. Tizi Soave, batterista dei B.R.A., era un collega e un amico. La sua altrettanto improvvisa scomparsa ci ha addolorato».
(g.br.)
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“Everyone who burns has to learn from the pain”. Questo in breve il concetto base di un album, che già dai suoi primi giri in piastra colpisce duro come un macigno, lasciando indelebile nell’animo di chi lo ascolta un inquietante, inusuale, ma quanto mai opportuno interrogativo: il trauma, inteso come risultato delle nostre esperienze negative, può davvero essere la cura al dolore stesso? Non flagellatevi troppo l’anima in inutili ricerche, la risposta risiede all’interno di “Traumaturgic” e nei dieci brani che ne compongono la track-list. Quaranta minuti per testare la capacità taumaturgica del senso di angoscia trapelante dalle strazianti voci di Guillermo Gonzales e dalla violenza ferina del sound malato e corrosivo, marchiato a fuoco Mothercare. Porterà a buoni frutti questa terapia? Soltanto il futuro potrà dircelo. Per il momento, restiamo consapevoli di aver di fronte una certezza. Ovvero, una band ormai sicura dei propri mezzi, arrivata al traguardo dei dieci anni di carriera con un disco maturo, solido in fatto di idee e d’arrangiamenti, forse meno immediato e brutale del precedente “Breathing Instructions”, ma pur sempre rabbioso e dirompente, come fin dalle sue origini vuole la tradizione del combo veronese. Due anni fa ricevevamo istruzioni per “respirare” le morbose melodie del five-piece veneto. Con la opening-track di questo nuovo capitolo, “Apnea”, ci immergiamo ancora di più in un universo popolato da riff capaci di fondere magistralmente tecnica ed aggressività e da un groove estremamente claustrofobico, dinamico e mai banale. Merito anche di un’azzeccata combinazione batteria/percussioni (qui risaltata ancor di più dalla fluida ed ottima produzione dei Tobacco Road Studios), che sta pian piano diventando un vero e proprio marchio di fabbrica per Gonzales e soci. Ma non solo. A questi ragazzi piace osare ed andare oltre gli schemi, alla ricerca di soluzioni sempre nuove per un sound che comunque mantiene fede alla natia attitudine death/hard-core: vedi la rocciosa “Kurokiroku” e la “Breed to Breath” di Napalm Death-iana memoria. Avviso agli scettici: se abbia ancora un senso parlare di sperimentazione nel 2005, chiedetevelo dopo aver ascoltato “Learn to Die Slowly” e “Slow Shadows”, tanto furibonde nel loro approccio, quanto geniali negli inserti melodici riscontrabili sulle linee vocali. In passato poi i Mothercare ci hanno abituato a belle sorprese e, come per la precedente uscita in studio, nemmeno per “Traumaturgic” mancano gli ospiti illustri. A cominciare da una delle ultime testimonianze dell’indimenticato Mieszko Talarczyk (inconfondibile nel suo scream tirato e soffocante) in “Senseseedsex”, per poi continuare con la presenza di Davide Tiso degli Ephel Duath nell’omaggio a Kurt Cobain “NQNL”. Degne di nota sono anche le apparizioni di Gianmaria Carneri dei veronesi Aneurysm e di Silvia Penè su “Reverse Vortex”, uno degli episodi più affascinanti dell’intero disco. In conclusione, è forse un po’ presto per parlare di definitiva consacrazione per una band che già in passato si è cavata grandissime soddisfazioni. Ma questo traguardo non appare poi così lontano, soprattutto se si può contare su un album come “Traumaturgic”, una prova davvero esemplare per come si possa legare in connubio un vecchio ed un nuovo modo di fare metal oggigiorno. Massimo supporto, sempre!
Voto: 80/100
Cynicalsphere per MetalWave.it
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"Traumaturgic" non è un disco facile, proprio no! Sin dal loro esordio sulla lunga dustanza con "Breathing Instructions", i veronesi Mothercare, hanno delineato un loro stile molto personale: un sound pesante ai limiti del possibile, sfibrante, claustrofobico e con una particolare propensione a liquefarti il cervello sin dal primo ascolto. Il groove è il denominatore comune di tutto l'album ed è avvincente constatare come la ricerca esaperata della "sofferenza definitiva" spinga a ricercare continuamente vari livelli di ascolto nelle dieci tracce che compongono la tracklist. Grande maturità complessiva e notevole capacità da parte di ogni singolo membro della band: sezione ritmica sadisticamente chirurgica, atmosfere cupe e avvolgenti sapientemente intagliate dalle linee vocali di Don Guillermo. Guest d'eccezione, nella terza traccia dove troviamo il rimpianto Mieszko Talarczyck dei Nasum a sottolineare con il suo scream leggendario le devastanti accellerazioni dei nostri e nella conclusiva “Nqnl” dove Davide Tiso dei nostrani Ephel Duath prende per mano la band trascinandola per un sentiero costellato di passaggi schizoidi e matematiche escursioni nel postcore più d'avanguardia. Notevole l'esecuzione di "Breed To Breath" dei Napalm Death, degno tributo ad una band con cui i Mothercare hanno già avuto a che fare ai tempi del primo album, dove appunto addirittura Barney Greenway duellava alla voce con Guillermo. In conclusione un ottimo album, che come unica pecca (o merito a seconda dei punti di vista... :-) ) ha quello di essere difficilmente assimilabile a grandi dosi e non accesibile ad un ascoltatore superficiale. Se volete un "disco da macchina" cercate altrove, quì c'è solo tanta violenza e una cappa nera che vi avvolgerà per non lasciarvi più scappare.
Voto: 7,5
Stefano Ghersi
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Dopo l’esordio ufficiale del ’03 con “Breathing Instructions”, tornano alla carica i nostrani Mothercare con la loro miscela esplosiva di hardcore e metal in salsa violenta e melodica. Con questo nuovo lavoro, a titolo “Traumaturgic”, la band approda in casa Freecom con il supporto di lusso di Rai Trade e Bunkker Productions, sfoderando una prestazione maiuscola sotto ogni punto di vista. Brani di livello internazionale come l’opener “Apnea”, la successiva e fantastica “Learn To Die Slowly” o l’altrettanto encomiabile “Slow Shadows” rispecchiano tutti i pregi e le qualità messe in campo dalla band, assolutamente perfetta in un contesto di reiterata violenza ed aggressività sonora come “Traumaturgic”. La prova corale dei nostri è senz’altro un punto fermo dal quale iniziare ad intessere lodi a profusione, anche se la parte del leone, in questo lavoro, viene fatta dalle capacità compositive e dallo spiccato talento dimostrato dai Mothercare per un songwriting coinvolgente, diretto e privo di ridondanze. A confermare il livello qualitativo della proposta troviamo, dopo l’apparizione sul precedente disco di Mark Greenway dei Napalm Death, la partecipazione, in veste di guest, di Mieszko Talarczyk dei Nasum (scomparso tragicamente a causa dello Tsunami che ha colpito il sud est asiatico sul finire del ’04) sul brano “Senseseedsex”. Un’ulteriore prova a favore di una band italiana molto rispettata e stimata all’estero, forse un pochino misconosciuta dalle nostre parti. In definitiva questo “Traumaturgic” è un lavoro di qualità e classe, spalmato su una quarantina di minuti di metal estremo ed incondizionato.
Metallo Italiano - Maurizio Gabelli
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IL RITORNO DEI MOTHERCARE:
DA NON SOTTOVALUTARE
Tecnica e aggressività nel loro nuovo lavoro 'Traumaturgic'. Trame sonore ben
articolate, accattivanti percussioni. Dieci tracce una più convincente
dell'altra.
I veronesi Mothercare tornano, dopo l'esordio ufficiale del 2003 (l’album si intitolava
Breathing Instructions), con un nuovo disco che, all’ascolto, appare subito molto aggressivo, con fusioni metal evidenti, con intuizioni death, trash e grind che fanno pensare ad un proseguo di ciò che avevano fatto in precedenza.
Certo,
Traumaturgic non è un album per tutte le orecchie però va preso atto che la sezione ritmica è una delle migliori a livello internazionale, la voce del cantante ha ben poco da invidiare ai colleghi del settore ed è evidente la loro maturità nel costruire i brani con intuizione e stile. Una cosa è certa: questo disco farà contenti gli amanti di un certo tipo di metal, il metal core. Un genere piuttosto sfruttato ultimamente.
Il cd si apre con
Apnea, un brano che mostra delle trame ben articolate, tirate e ricche di accattivanti percussioni. Segue
Learn to die slowly, molto orecchiabile e di grande dinamismo, dove la voce piuttosto versatile del cantante mostra delle doti tecniche davvero entusiasmanti. In questi due brani, personalmente, ho notato una lontana ispirazione agli Alice In Chains. Ma forse è una mia impressione. Cio che 'attrae' dei Mothercare, lo senti da subito, è la ritmica. Precisa, veloce, violenta, tecnicamente perfetta.
Un esempio è il brano
Breed to breath, l’ottima cover dei Napalm Death (con i quali i Mothercare hanno collaborato più volte in passato).
Che dire poi di
Reverse vortex, un brano che fila liscio senza intoppi tra ritmiche precise, chitarre allo spasimo e una parte vocale che si fa sentire in tutta la sua potenza. Va ricordato che per la realizzazione di questo disco hanno partecipato Davide Tiso (leader degli Ephel Duath) e soprattutto lo scomparso Mieszko Talarcyzk, vocal degli ormai ex Nasum. L’intero lavoro è dedicato alla sua memoria.
In conclusione possiamo dire che in
Traumaturgic c’è la forza del metal più tecnico, la rabbia e la personalità dei Mothercare, la libertà dell’
hard core. Dieci tracce una più convincente dell'altra. Un disco che ascoltato con attenzione rischia veramente di lasciarvi incollati al vostro hi-fi. La nostra personale speranza è che i Mothercare vengano presi maggiormente in considerazione, come meritano, e possano finalmente suonare ed esprimersi in platee che gli competono.
godotnews.it Massimo Salvau
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Dopo l'esordio ufficiale del 2003 distribuito EMI ("Breathing Instructions") e ben accolto da pubblico e critica, tornano i nostrani Mothercare, con il loro sound aggressivo.
"Traumaturgic" segna il passaggio degli stessi su Freecom coaudiuvata da Bunkker e RAI Trade e con distribuzione Edel. Questo nuovo lavoro prosegue il discorso intrapreso con la precedente release (che vedeva tra gli ospiti un certo Mark Greenway dei Napalm Death), ossia un sound granitico capace di fondere diversi stili tutti nell'ambito metallico, con intuizioni death, trash e grind a costruire un muro di chitarre impossibile da scalfire. La stessa voce e la sezione ritmica sono di livello internazionale con ben poco da invidiare a colleghi di settore, spostando forse l'ago della definizione nu-metal verso questo preparato quintetto. Il suono potente nasconde una sofferenza celata nelle ritmiche e pronta ad esplodere vocalmente con risultati assolutamente destabilizzanti su chi ascolta. Certo "Traumaturgic" non è per tutte le orecchie, ma il modo di costruire i propri brani mostra maturità stilistica e intuizioni più che buone come dimostrano l'opener "Apnea", "Days Of The Mangler", la splendida "Slow Shadows" (il brano che preferisco), la conclusiva "Nqnl" e "Senseseedex" che vede come ospite Mieszko Talarczyk dei Nasum (scomparso tragicamente, vittima dello Tsunami che ha colpito il sud est asiatico), al quale è stato dedicato il disco. Un disco claustrofobico che farà contenti gli amanti del metal, con una musica capace finalmente di produrre qualcosa di nuovo sul genere.
Sonic Bands
Fabio Igor Tosi igor@sonicbands.it |
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Secondo full-lenght per i Mothercare, band italiana sebbene con una gran passione per il Giappone, al punto da cantare persino alcune parti in lingua yamato. Il disco in questione mostra innanzitutto una grossa maturità compositiva della band, la quale ha in passato collaborato, sul precedente “Breathing Instructions”, niente di meno che con Mark “Barney” Greenway dei Napalm Death, il che ci introduce ad uno dei temi di questo “Traumaturgic”, ovvero la presenza del compianto Mieszko Talarczyck alle vocals di “Senseseedsex” e di Davide Tiso degli Ephel Duath, che impreziosisce con un solo la conclusiva “Nqnl”. Ma andiamo con ordine.
L’iniziale “Apnea” ci introduce un po’ al sound dei Mothercare, un sound che appunto ti manda in apnea, ti asfissia, intenso e sfibrante com’è. Siamo dalle parti di un metalcore tirato, ricco di sorrow, violento, claustrofobico, con pattern ritmici potenti e quadrati, carichi di groove. Questo è un po’ il leit-motiv di tutto il disco, un disco che fa dell’impatto una ragione di vita. A dimostrarcelo arriva la susseguente “Learn To Die Slowly”, una sorta di panzer tritatutto con alcuni ottimi momenti melodici, grazie alla dinamicità vocale del singer Guillermo Gonzales. Arriviamo così alla già citata “Senseseedsex”, song nella quale Mieszko presta alcuni degli screams che hanno reso leggendario egli stesso ed i suoi Nasum, una song decisamente spettacolare nelle sue accelerazioni.
“Traumaturgod” si apre con invettive lanciate in giapponese, il che ha un effetto decisamente psicotico e violento, supportato da una ritmica terremotante nel suo incedere cadenzato, la quale tuttavia, all’improvviso, lascia spazio ad un momento atmosferico e rilassante con un assolo di chitarra molto pulito, prima di riprendere la mattanza. “Days Of The Mangler” è una breve intro che ci introduce a “Kurokiroku” dove il mood del pezzo è settato da un riffing penetrante come un trapano, e dove ci sono delle ottime percussioni che arricchiscono il pezzo di un ritmo a tratti frenetico e convulso.
Tuttavia il meglio del disco deve ancora venire, e si trova concentrato nella parte finale del disco, iniziando da “Slow Shadows”, un pezzo molto sofferto con vocals abrasive, ricche di sofferenza e dolore, un pezzo che inizia in modo minaccioso prima di esplodere in un devastante assalto sonoro, con ritmiche di cemento che flirtano con riuscitissime oasi melodiche, le quali enfatizzano ulteriormente il potenziale esplosivo del pezzo, che è decisamente oltre i livelli di guardia.
“Reverse Vortex” vede alle vocals due nuovi ospiti, Gianmaria Carneri e Silvia Penè, il che rende questa song un pezzo un po’ atipico rispetto ai precedenti, in quanto le vocals assumono un tono orientaleggiante, ciò fa un effetto tanto strano quanto riuscito, anche perché la canzone danza sul filo sottile di una tensione che sembra sempre sul punto di esplodere, ma che spesso implode.
La vera sorpresa però è la mastodontica cover di “Breed To Breath” dei Napalm Death, tratta dall’omonimo mini, una delle song sulle quali usavo imparare a cantare, e che qui è resa davvero in maniera ottimale. Grandi!
Il disco si chiude con “Nqnl”, sulla quale abbiamo già detto della presenza di Davide Tiso, il che forse influenza in maniera decisiva la song, in quanto qui, il sound più asciutto e massiccio dei Mothercare, viene infettato dai germi del postcore schizoide e liquido già proprio degli Ephel Duath. Il risultato è avvincente e ci regala una delle migliori songs del disco, la quale va a chiudere, come ogni massacro che si rispetti, in un momento di calma assoluta, con musica tranquilla e rilassante ed il solo di Davide.
“Traumaturgic” dei Mothercare si pone certamente come una delle migliori uscite in ambito italico e non solo, e sicuramente merita il vostro supporto incondizionato. Potrete così scoprire una band dalle indubbie capacità esecutive e compositive, responsabile di un sound potente, corrosivo e destabilizzante. Avete bisogno di altro?
Voto: 8/10
EUTK Luigi 'Gino' Schettino
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A dieci anni dal loro primo demo, il quintetto guidato dalla voce di Guillermo Gonzales partorisce
Traumaturgic, un album denso di rabbia e aggressività, magistralmente miscelate in quaranta minuti di musica dirompente.
E’ risaputo che il metal sia un genere di non facile ascolto: risveglia emozioni primitive, devastanti e spesso nascoste all’interno del nostro io più profondo. Tra queste, il disagio del vivere, la frustrazione, il malessere nel senso più ampio possibile, sono trattate all’interno di
Traumaturgic, l’ultima fatica dei Mothercare.
Il lavoro è composto da dieci tracce che lasciano senza fiato, un ritmo incessante regolato da una batteria e da percussioni martellanti ma nitide, un basso prepotente ma regolatore e una chitarra tagliente e affilata come la lama di un coltello. Anche questo album, come il precedente, vanta la presenza di special guest di tutto rispetto come Mieszjo Talarczyk dei Nasum (morto nel terribile tsunami che ha investito il sud-est asiatico nel 2004, n.d.r.) e il leader degli Ephel Duath, Davide Tiso.
Un aspetto estremamente interessante è il cambio continuo delle modalità canore all’interno dell’album: si passa infatti dalla voce growl a piccoli innesti scream, per sfociare spesso e volentieri in sonorità tipicamente grind.
Un lavoro che in conclusione si rivela più che discreto, in grado di soddisfare gli appassionati del genere e sancendo se ancora non fosse chiara, la maturità dei Mothercar, band che è riuscita a coniugare influenze musicali diverse all’interno di un lavoro comunque in grado di suonare omogeneo e coerente.
7/10
Rockshock Roberto Murgeri
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E’ possibile dare vita a qualcosa che guarisca l’anima avvalendosi della qualità taumaturgica insita nel dolore stesso? I Mothercare rispondono alla domanda con “Traumaturgic”, un album di esemplare consistenza e maturità che rinvigorisce le violente estremità del loro sound attraverso un dosaggio perfettamente bilanciato di tecnica, aggressività e intensità lirica.
Nel precedente lavoro, “Breathing Instructions”, la band veronese aveva già ampiamente dimostrato il proprio talento, espresso per mezzo di un’inclinazione musicale visionaria ed ermetica, nonché di una rabbia primitiva e viscerale che conferivano ai pezzi -sia per l’intricato modo di esprimersi del vocalist che per la complessità degli arrangiamenti- una costituzione tanto affascinante, quanto indocile ed eterogenea.
“Traumaturgic”, al contrario, fonda la densa e compatta materia dei suoi dieci brani su una consapevolezza di sé meno utopica e maggiormente concentrata su composizioni nette e ben articolate, tuttavia sempre soffocanti, tirate e ricche di pregevoli percussioni (opera di “Don” Mauro Zavattieri) come l’opener “Apnea”, oppure piuttosto dinamiche e orecchiabili come “Learn To Die Slowly”, in cui la versatile voce di Guillermo Gonzales tocca ottimi momenti melodici.
La successiva “Senseseedsex” accoglie, sullo sfondo di un andamento ricco di accelerazioni alla Napalm Death, lo strepitoso scream di Mieszko Talarczyk (registrato qualche mese prima della scomparsa del grande frontman dei Nasum); mentre “Traumaturgod”, avviata da un tappeto di percussioni ipnotiche e da minacciose frasi in giapponese (il cui limitato uso, a mio avviso, giova questa volta alle liriche), si riappropria di quell’andamento alienante e suggestivo (spezzato per qualche istante dall`intenso assolo di chitarra) tipico dei Mothercare.
Dopo il martellante intro di “Days Of The Mangler” assistiamo a “Kurokiroku” e “Slow Shadows”, i momenti migliori del disco (straordinaria, come sempre, la prova alla batteria di Marco Piran), in cui il sound si distende e contrae come un’implacabile sostanza corrosiva tra riff -ora liquidi e penetranti, ora massicci e cavi come rocce- e i continui cambi tra un growl sofferente e trascinato e accuminate parti pulite.
“Reverse Vortex” vede la partecipazione delle guest vocals del bravissimo Gianmaria Carneri (Aneurysm) e degli arabeschi canori di Silvia Penè, che rendono l`andamento del pezzo piuttosto insolito.
Infine, la conclusiva “NQNL” (dedicata a Kurt Cobain) riceve in sé la raffinata sensibilità della voce di Davide Tiso degli Ephel Duath, il quale conferisce al brano una tranquillità schizoide solo apparente.
Da citare anche l’inserimento nella tracklist di “Breed to Breath”, l’ottima cover dei Napalm Death (con i quali i Mothercare hanno collaborato più volte in passato) che durante i live della band veronese genera ancora moshpit terrificanti.
“Traumaturgic” è dunque qui, pronto a prendersi cura di voi come il più anomalo dei guaritori.
Kronic.it Simona Conte
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La band veronese torna alla ribalta con un disco furioso e feroce. Di cose "brutte" in effetti ne sono successe tante dall'uscita di "Breathing Instructions" (disco del mese di noize) : su tutte il deal "zoppo" con la Urlo Music (su questo punto mi piacerebbe che si parlasse un pò di più per far luce sulla faccenda visto che ci sono una marea di band coinvolte in questo "affaire", o forse non interessa?) e la tragica scomparsa di Mieszko Talarczyk dei Nasum che partecipa in "Senseedsex" e a cui è dedicato l'intero album. Il pain-core dei Mothercare ha avuto quindi tanto di cui nutrirsi....
... e la cosa si sente eccome! Dieci pezzi uno più malvagio e convincente dell'altro. Con "Apnea" si parte per un viaggio doloroso, "Learn To Die Slowly" è tutto un programma... senz'altro il pezzo migliore con quelle melodie (melodie?) sinistre e claudicanti. Un disco che ascoltato tutto di un fiato rischia veramente di schiacciarvi, umiliarvi, soffocarvi... bellissimo!
Curioso come un disco tale estremo sia una coproduzione Freecom / Rai Trade (si, quella Rai), ma in fondo mi sembra un segnale positivo, così come positivo il fatto che questo cd l'abbia regolarmente acquistato in un ipercoop della Lombardia a soli 10,90 Euro! Onore ai Mothercare per aver sfornato un lavoro di tale (alto) livello, anche perchè come band non mi sembra si sia mai appoggiata ad amicizie e intrallazzi vari come in molti invece sono abituati a fare... motivo in più per acquistare! Traumaturgic" e supportare i Mothercare!
Noize Italia
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Mothercare! Nuovo lavoro durissimo e estremamente violento; di che si tratta? Sto parlando di
Traumaturgic, anno 2005, secondo full-lenght per questa band italiana che dal 1994 ha cominciato a costruire il suo massiccio e devastante percorso musicale. E non sto solo parlando della durezza dei suoni rinnovatamente thrash e grind (a voi la giusta definizione), o delle vibrazioni delle corde vocali di Guillermo Gonzales, ma anche di un senso di pesante angoscia che scaturisce dall'ascolto... e a volte anche di disagio. Pochi sprazzi ed aperture verso soluzioni melodiche che possano rischiarare una visione tenebrosa e pietrificante del dolore...
Traumaturgic è un album oscuramente bello. Bello nella sua evoluzione e sequenza dei brani, bello per la sua metallica potenza, bello per la sua dolorosa violenza. Se non avessi letto prima i nomi dei 5 componenti avrei scambiato la band per un gruppo di scalmanati musicisti provenienti dal nord Europa o dall'altra parte dell'Oceano. E invece, per fortuna, sono scalmanati Italiani. Ed ancora una volta mi viene da pensare a quanto sia piccola l'Italia che apre le porte ad invasioni di insulsi barbari e chiude spesso le porte ed anche le finestre ad espressioni degne e qualitativamente elevate!!! Si comincia in
Apneaed allora è tutto chiaro, semplice come leggere in un libro scritto a caratteri cubitali. 40 minuti (la durata di
Traumaturgic) senza fiato, senza poter respirare, imparando anche a morire lentamente con
Learn To Die Slowly, o a respirare con
Breed to Breath... La cosa più incredibile è che nell'album realmente non c'è un attimo di pausa, e non lo dico tanto per dire. 10 brani, 10 macigni, 10 vortici, 10 ombre. Velocità e ritmi cadenzati si miscelano e si saldano insieme. E non solo... con le armi musicali ci sanno fare... i 5 sono un blocco unico. Tutto è un amalgama dalla chitarra di Mirko Nosari al basso di Rudy Zantedeschi, dalla batteria di Marco Piran alle percussioni di Mauro Zavattieri, nessuno strumento prevale sull'altro ed il rischio potrebbe starci tutto... envece tutto fa parte di un tutto, compreso la voce di Guillermo Gonzales che come una fiamma ossidrica salda tutto insieme. Bravi e selvaggi...
Traumaturgod, la straordinaria
Days of the Mangler, e così via... 40 minuti, dicevo, di pura cura del dolore! Ho cercato una pecca, ma con soddisfazione non l'ho trovata.
Consigliato per chi possiede dei forti, resistenti e ben oliati padiglioni auricolari...
E alla fine, esausto... lo riascolto ancora... ed incurante del dolore sorrido!
Long Live Rock'n'Roll
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