Mertal Maniacs
#01/2006
Realtà ormai affermata del panorama estremo italiano, i Mothercare tornano alla carica con "Traumaturgic", un monolite di sofferenza e toni oscuri. Ecco cosa ci ha voluto raccontare Mirko, il chitarrista della band veneta...
Ciao Mirko! Iniziamo subito dal vostro ultimo lavoro in studio, "Traumaturgic". Che consigli vi sentite di dare a chi si avvicina per la prima volta al vostro sound?
Traumaturgic è sicuramente un disco che necessita di numerosi ascolti per coglierne i molteplici aspetti! La nostar caratteristica, fin dagli esordi, è sempre stata quella di sintetizzare vari stili e generi musicali in un unico sound e questo aspetto accompagna l'ascoltatore di brano in brano attraverso tutto il disco. Prendi per esempio "Apnea", la prima traccia, con il suo inizio grind a cui si accompagna un riffing thrash, stile Bay Area, fino a trasformarsi in un passaggio blck norvegese. A questo punto il brano raggiunge un apice che definirei doom e si conclude con un incessante e martellante pattern dispari di chitarra e batteria. Comunque, non ritengo ci siano consigli da dare a chi si avvicina all'ascolto di un disco i generale, ognuno, attraverso la priopria sensibilità, sarà in grado di coglierne gli aspetti più rilevanti!
Come e dove si sono svolte le fasi di registrazione e mixaggio dell'album?
Ho curato personalmente la registrazione e il missaggio nella regia "A" dei Tobacco Road Studios di Verona avvalendomi del loro sistema 40 in/out Pro Tools TDM su banco analogico GM 6000 "Handmade". E' ormai più di un anno che collaboro continuativamente con questi studios: massima flessibilità per i miei clienti, tre regie e possibilità di pernottamento. Per maggiori informazioni visitate www.bunkker.com
Cosa è cambiato in casa Mothercare dai tempi di "Breathing Instructions"? Le atmosfere, a parer mio, si sono fatte decisamente più oppressive e sulfuree... Quanto la creazione di un'atmosfera viene presa in considerazione in fase di songwriting?
La prima regola che seguiamo è "non ripeterci mai!". "Breathing Instructions" aveva una vena più hardcore, mentre "Traumaturgic" è molto più metal. La composizione dei brani non è, in ogni caso, predeterminata e quindi niente viene deciso a tavolino. Le differenze tra questo disco e quello precedente sono dovute a diversi fattori: il cambio di batterista, una sicura evoluzione tecnica dei membri della band e magari differenti influenze. Per quanto riguarda le atmosfere posso dirti che escono naturalmente durante la composizione, anche qui non c'è nulla di predeterminato.
Come nasce un vostro brano?
Ultimamente trovo molto comodo creare un file audio con chitarra e metronomo (o con una batteria abbozzata) da mettere online, affinchè il resto della band possa valutare l'idea e lavorare sulle proprie parti. L'arrangiamento finale viene definito in sala prove, in modo da dare a Guillermo tutto il necessario per poter trovare le linee vocali e i testi. Se siete interessati a sentire l'evoluzione di un nostro brano cliccate qui
In entrambi i vostri lavori avete potuto collaborare con alcuni degli esponenti più significativi della scena estrema internazionale, come siete entrati in contatto con loro?
Abbiamo conosciuto Barney dei Napalm Death durante il loro concerto di Padova nel 2002 e, vista la sua estrema disponibilità, è scaturita l'idea di chiedergli di collaborare con noi! Con Mieszko, invece, avevo stabilito un rapporto grazie alla nostra professione comune, quella di produttori discografici. Con Davide Tiso degli Ephel Duath esiste da tempo un rapporto di stima e amicizia e ha quindi accettato con entusiasmo il nostro invito ad inserire un assolo su "NQNL".
Com'è stato lavorare con Miezko?
Molto bello! Non poteva essere altrimenti data la sua estrema disponibilità, professionalità e cordialità! La sua presenza su "Traumaturgic" è un dono da custodire in sua memoria.
Domanda di rito per tutte le bands italiane: come vedete la scena in questi ultimi tempi? Avete qualche nome da consigliarci?
Ho sentito l'ultimo Ephel Duath e ne sono rimasto impressionato: ancora complimenti a Davide! Le bands italiane, purtroppo, sono schiacciate da quelle estere, che possono contare su distribuzione e promozione di prim'ordine. Ecco perchè, molto spesso, le proposte nostrane non riescono ad emergere!
Piani a breve e lungo termini in casa Mothercare?
A breve termine il piano è di suonare in giro per tutta la penisola... A lungo termine quello di farlo all'estero!
Cosa ascoltate in questo ultimo periodo?
Ultimamente sto ascoltando qualche tonnellata di samplers che ho in arretrato dalla visita al Popkomm di Berlino! Devo ammettere che in giro per l'Europa ci sono delle grandi band e della gran musica che noi, difficilmente, vedremo nei negozi di musica italiani!
Che significato volete esprimere con l'artwork di "Traumaturgic"?
Volevamo esprimere la necessità di curare corpo e anima attraverso il dolore! La nostra musica è, in un certo senso, "traumatica" e "traumaturgica".
Dal punto di vista lirico sono rimasto molto colpito dall'uso di alcune frasi in giapponese, come vi è venuta questa idea?
L'idea è di Guillermo, che ha studiato per diversi anni giapponese all'università! Ha scoperto che quella lingua si sposa egreggiamente con il metal... O almeno con la nostra musica!
Bene Mirko, concludi pure l'intervista come preferisci!
Vogliamo ringraziare Babylon per lo spazio e i suoi lettori per la "pazienza"! ;-) ! Vi invitiamo a visitare il nostro sito www.mothercare.it ed a seguirci nei nostri "movimentati" live!
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: < back
da
Eutk.net
Le parole di Guillermo, singer dei Mothercare, ci introducono al nuovo disco “Traumaturgic”, già uscito da un bel po’ e che a quanto pare sta raccogliendo numerosi consensi. L’intervista ci da il senso del livello raggiunto dalla band, anche dal punto di vista culturale, capace com’è di spaziare su numerosi temi. Tra l’altro la band ha il triste record di avere l’ultimo pezzo ufficiale cantato da Mieszko prima di morire.
"Traumaturgic" è una vera mazzata, è un disco molto ben rifinito e maturo. Quali sono le tappe della vostra evoluzione che vi hanno portato a questo sound?
“ Innanzitutto ti ringrazio per il giudizio lusinghiero. Fin dal 1994, quando i Mothercare sono nati, abbiamo sempre puntato alla ricerca di un sound originale e che fosse, ad un tempo, complesso e ben caratterizzato. All’epoca il livello di qualità degli studi di registrazione italiani non era certo eccelso, per cui, fin dall’inizio, abbiamo deciso di dedicarci personalmente alla registrazione della nostra musica; Mirko, in particolare, cominciando da completo autodidatta è diventato oggi un produttore coi fiocchi con la sua Bunkker Prod. Fin dal primo mini-cd autoprodotto (In a Hole, 1996) abbiamo lavorato in studio in modo paziente e meticoloso, imparando piano piano come ottenere i suoni che avevamo ben chiari in testa. È ovvio che un approccio di questo tipo paghi solo sul lungo periodo, quindi abbiamo impiegato molti anni a raggiungere un livello stilistico veramente maturo. Già in passato, tuttavia, abbiamo ricevuto buoni riscontri per il nostro lavoro: il primo full-lenght autoprodotto (Fusoku no Kigen, 1999) è stato “Demo of the month” sul magazine britannico The Mix e l’opener track, Mugon, ha vinto l’anno successivo il Demowar di Psycho! L’album precedente (Breathing Instructions, 2003) ha ricevuto ottime recensioni ovunque, ha venduto bene e ci ha permesso di supportare le date italiane dei Napalm Death. Traumaturgic rappresenta l’ultima tappa di questo percorso decennale, pieno di soddisfazioni come anche di difficoltà e sacrifici. La band crede molto in questo disco.”
Il disco punta sull’impatto, un impatto molto eterogeneo, ricco d’influenze e ben strutturato. Quale componente del vostro suono ci tenete a mettere maggiormente in evidenza?
“ Sicuramente il “marchio di fabbrica” dei Mothercare è il sound di chitarra di Mirko, aggressivo, tagliente, compatto. Il progresso stilistico della band è sempre andato di pari passo con l’evoluzione del sound di chitarra, che è stato rifinito con cura negli anni. Un’altra caratteristica peculiare della nostra band è la versatilità, come hai giustamente sottolineato tu. Anch’io ritengo che i brani di Traumaturgic siano molto vari, come struttura e come stile. Ogni canzone costituisce un mondo a sé stante, rappresenta un mood particolare. Questa varietà è sempre stata in cima agli obiettivi da raggiungere per noi: i dischi fatti di canzoni tutte uguali sono una noia mortale e in giro ce ne sono già troppi…. Con l'arrivo di Marco Piran alla batteria al posto di Mauro Zavattieri (ora alle percussioni), un altro fattore caratteristico del sound dei Mothercare sono diventate, appunto, le percussioni. Soprattutto dal vivo, questo aspetto del nostro sound ha acquisito sempre maggiore importanza, tanto che in un brano di Traumaturgic mi diletto anch’io a malmenare i tamburi di Mauro. Comunque, non si è trattato certo di una scelta “commerciale”: lo stile di Mauro è molto particolare, io definirei i suoi pattern percussivi “industrial-grind”. Niente a che vedere con l’uso delle percussioni che fanno gli Slipknot, per intenderci. Infine, per quanto riguarda il mio ruolo, tengo molto a costruire le vocals nella maniera più eclettica possibile, affidando a ogni differente timbro di voce una diversa funzione emotiva, strettamente legata alle idee espresse nei testi. Anche questo tipo di approccio, come quello che ho descritto nei confronti del nostro lavoro in studio, ha pagato sul lungo periodo: sono pienamente soddisfatto delle parti vocali di Traumaturgic e della loro interconnessione emotiva con i testi. Credo che anche questa caratteristica sia piuttosto riconoscibile e caratterizzi la peculiarità del sound dei Mothercare. Chiudo dicendo che, nonostante Traumaturgic sia un gran bel disco?, noi siamo principalmente una band da live. Venite a trovarci e non ve ne pentirete…”
Come sono nate le collaborazioni con Mieszko Talarczyck e Davide Tiso?
“ L’idea di invitare Mieszko è stata di Mirko, che già da un po' era in contatto con lui. Abbiamo spedito a Mieszko un demo con il pezzo e lui ha subito accettato di collaborare con noi. L’occasione propizia ce l’ha offerta Mattia Cabani della Hellfire, organizzando una data dei Nasum con Mothercare ed Ephel Duath come supporto. Dopo l’esperienza con Barney dei Napalm Death, eravamo ormai esperti di “registrazione al volo”: abbiamo approntato un mini-studio nel camerino del Transilvania e abbiamo registrato lì gli screams di Mieszko. Poche settimane dopo, siamo rimasti agghiacciati dalla notizia che Mieszko era rimasto ucciso in Thailandia. È stato un colpo durissimo. Tra l’altro, credo che le sue vocals in SenseSeedSex siano le ultime cose che ha registrato in vita sua. Non è facile portare una tale responsabilità, tuttavia non abbiamo esitato a mettere il pezzo sul disco: lui avrebbe sicuramente voluto così. Traumaturgic è dedicato a lui, assieme a Tiziano Soave, un altro caro amico scomparso troppo giovane. Per quanto riguarda Davide Tiso, l’idea è nata da me. Ultimamente io e Davide ci siamo frequentati spesso (viviamo entrambi a Venezia) e fra noi è nata una stretta amicizia. Ammiro moltissimo la musica di Davide e credo sinceramente che il nome degli Ephel Duath resterà scritto a lungo negli annali della musica. L’idea di registrare un suo assolo su NQNL è nata quindi piuttosto naturalmente. Poi c’è anche un pezzo, Reverse Vortex, cantato da Gianmaria Carneri degli Aneurysm, il quale già aveva cantato Seldom in Breathing Instructions.
“NQNL” è un po’ atipica rispetto al resto del disco, ritengo sia in qualche misura influenzata dalle ultime cose degli Ephel Duath. Sei d’accordo?
“ Sicuramente The Painter’s Palette degli Ephel Duath è un disco che diversi Mothercare hanno macinato nei loro lettori cd. Non a caso abbiamo scelto proprio NQNL per ospitare l’assolo di chitarra di Davide. NQNL è probabilmente il brano più eclettico e schizoide di Traumaturgic, sia a livello di vocals sia a livello di strutture ritmiche, per non parlare poi del finale, atmosferico e un po' jazzato, dove appunto s’inserisce la chitarra di Davide, con le sue tipiche melodie appese a un filo. Anche per quanto riguarda il testo c’è una particolarità da segnalare: ho scritto NQNL il giorno del decennale della morte di Kurt Cobain, una figura a cui mi sento tuttora molto legato. NQNL è dedicata a lui e il testo contiene una fitta serie di rimandi a cose scritte da Cobain, oltre a essere composto, nel suo complesso, utilizzando le tecniche di libera associazione tipiche di tante liriche dei Nirvana. Per la cronaca, NQNL ha in realtà un doppio titolo: NQNL sta per Nosebleed Quicksand Neural Lure, ma anche per No Questions No Lies.”
La vostra passione per i Napalm Death si è concretizzata in passato con una collaborazione con “Barney Greenway” e con la cover di “Breed To Breathe”. Da cosa nasce questa passione? Come l’avete conosciuto? Come mai avete coverizzato un pezzo che fa parte della discografia meno apprezzata, a livello generale, della band?
“ La passione è nata semplicemente ascoltando i loro dischi e seguendo le orme di una band che da più di vent’anni rimane coerente con sé stessa e non teme le scelte coraggiose. Credo che l’attitudine dei Napalm Death sia un vero esempio da seguire per le band emergenti. Quando abbiamo contattato Mark per cantare su Copy/Paste si è subito dimostrato una persona gentile e disponibile. Lo abbiamo registrato nel camerino del Transilvania di Milano e non ci ha chiesto una lira per la sua performance. In seguito, passare quattro giorni in tour con i Napalm ci ha dato la possibilità di toccare con mano la passione e la serietà con cui la band inglese porta avanti la sua attività dopo così tanti anni on the road. Un’esperienza indimenticabile. Per quanto riguarda infine Breed to Breathe, sappiamo bene che Inside the Torn Apart (1997) non è fra gli album più apprezzati dai fan, eppure i Napalm la suonano tuttora dal vivo, e sembrano pure divertirsi a farlo! Allo stesso modo, è molto tempo che facciamo dal vivo Breed to Breathe, così ci è sembrato naturale includerla sul disco. Per la cronaca, dal vivo suoniamo spesso anche You Suffer, giusto per segnalare che apprezziamo i Napalm Death nella totalità della loro storia.”
Come mai questa passione per il Giappone? Quali sono le cose della cultura giapponese che vi piacciono di più e quali quelle meno?
“ Io mi sto laureando in lingue e civiltà orientali all’università, da qui la passione per la cultura nipponica e l’uso di liriche in lingua giapponese. Una delle cose che apprezzo di più della cultura giapponese è la la predilezione per l’estremismo, e in particolare l’espressione sonora che tale estremismo incarna in alcune fantastiche band di culto - qualche nome per stimolare i curiosi: Merzbow, Der Eisenrost, Acid Mother’s Temple, Envy, Boris, Zeni Geva e mille altre. Stesso discorso vale per il cinema giapponese, soprattutto quello underground, uno dei più vitali e originali del mondo. Purtroppo nei cinema italiani arriva solo il blockbuster di turno: i film di Kitano oppure i vari The Ring, The Call, The Phone (quest’ultimo coreano, per la verità). Per vedere i film veramente importanti bisogna frequentare i festival del cinema oppure acquistare i dvd su internet, cose che io faccio assiduamente. Se c’è una cosa difficile da capire della cultura giapponese è sicuramente il loro sistema sociale molto strutturato e gerarchico, che tende ad annullare l’individualità e lo spunto personale. È anche per questo che le menti nipponiche più brillanti spesso emigrano all’estero.”
Quali bands nella scena italiana meritano il vostro rispetto, e l’attenzione dei fans, in virtù della loro musica?
“ Sono molte, a dispetto di chi afferma che in Italia non ci sia una scena. Purtroppo nel nostro paese dedicare la propria vita alla musica richiede sacrifici durissimi, quindi meritano rispetto tutti coloro che riescono a mantenere in vita il proprio progetto sul lungo periodo, indipendentemente dal genere proposto e dai risultati commerciali. Le band con cui ci sentiamo affini e che apprezziamo sono molte, ma un lungo elenco di nomi non crediamo renda giustizia all’identità e all’impegno di ognuna di esse. Ultimamente siamo molto in contatto con gli Slowmotion Apocalypse di Pordenone, con cui stiamo anche organizzando alcune date assieme.”
So che Mirko ha un side-project chiamato “Fear Of Fours”, di che si tratta? Ci sono altri side che riguardano membri della band?
“ Giro la palla a Mirko per questa risposta:
I Fear Of Fours nascono dall’incontro avvenuto nell’estate 2004 di alcuni artisti dalle più disparate estrazioni musicali ed appartenenti a differenti band, alcune delle quali note a livello nazionale ed internazionale (Arthemis, Power Quest, Mothercare, Lymph, Promised Lie ed Aneurysm. Nel Gennaio 2005, dopo alcuni mesi di lavoro fatto soprattutto di confronto la band ha deciso di entrare in Studio per registrare i primi brani che andranno a comporre un full lenght di prossima produzione dal titolo “NEVER HEAVEN”.
Le personalità musicali confluite nei Fear of Fours sono così differenti tra loro da non rendere semplice la definizione della proposta creativa: un death metal melodico fortemente influenzato dal rock progressivo di band quali Pink Floyd e Porcupine Tree. L’intera produzione e promozione della band è affidata a Bunkker.”
Come intendete promuovere dal vivo il disco?
“ Suonando il più possibile in giro, come sempre. La dimensione live è certamente quella che dà più soddisfazioni a noi e al pubblico: stiamo lavorando duramente in prima persona per organizzare più date possibili per la promozione di Traumaturgic. A Settembre siamo stati in Germania per qualche data e già stiamo programmando di tornarci la prossima primavera: è stato veramente un successo. Per quanto riguarda l’Italia, nei prossimi mesi contiamo di girarla il più possibile. Le città più o meno confermate a ora sono: Milano, Ascoli Piceno, Caserta, Trento, Udine, Trieste, Cuneo, Padova, Venezia e, ovviamente, Verona. Aggiornamenti in tempo reale sul nostro sito www.mothercare.it o sulla nostra pagina myspace, dove tra l’altro potete si possono ascoltare in streaming alcuni brani del nuovo album: www.myspace.com/mothercare.”
Venendo alle passioni extramusicali, quali ad esempio il cinema o la letteratura, quali sono le opere che più sentite come vostre o che vi piacciono di più?
“ Qui sfondi una porta aperta. Fra di noi ci sono lettori voracissimi e cinefili altrettanto insaziabili. Personalmente amo molto il cinema orientale, giapponese e coreano in particolare; in campo letterario invece le mie ultime letture sono state i nuovi libri di Palahniuk e Houellebecq, oltre a Il paradosso di Plazzi di Riccardo Raccis, un giovane ma promettente autore italiano. Registi preferiti di sempre: Von Trier, Kubrick, Tsukamoto, Lynch.”Ok, chiudete pure come volete.
“Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci supportano, in particolare i fan che affollano sempre di più i nostri live. È grazie a voi se dopo più di dieci anni siamo ancora in attività."
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: < back
So Rock Winter 2005 Conca dello Zio Paul - Cosio Valtellino (SO)
E' una gelida e stellata notte di metà dicembre e ci troviamo alla Conca dello Zio Paul a Cosio Valtellino in provincia di Sondrio. Siamo presenti per fare una chiacchierata con una delle quattro band che questa sera si esibiranno: i Mothercare, gruppo pain-core di Verona che ha di recente sfornato un album durissimo e di pregevole fattura dal titolo Traumaturgic. Parliamo con 4 dei 5 membri della band (Guillermo il cantante, Marco il batterista, Mauro che si occupa delle percussioni e Rudy il bassista) e sicuramente la discussione scorre piacevolmente e i ragazzi ci parlano di tutto e di più. Noi, come sempre, li lasciamo fare per circa 40 minuti. Interrompiamo solo per far sì che possano suonare...
Mi dicevi prima che questa, per te e per voi, è una bella serata...
Guillermo – E' una serata molto particolare, storica. Ci sono 4 gruppi storici della musica italiana. Più di 50 anni di carriera... Braindamage, Node, SNP e Mothercare. Gruppi che hanno iniziato a suonare alla fine degli anni '80 e che questa sera si ritrovano qui. A testimonianza, che anche in condizioni 'estreme' qua in Italia, c'è qualche pazzo che ha le palle per andare avanti anche dopo 10/15 anni con la volontà di portare avanti un progetto musicale, alla fine anche un progetto di vita. E stasera trovarsi qua ha un senso particolare. Ti dicevo prima che sono emozionato. Queste sono persone (si riferisce ai componenti delle altre band, ndr) che, anche se non vedi ogni giorno e non hai contatti diretti, pubblicano dischi, fanno interviste, vengono pubblicati articoli su di loro, fanno il tuo stesso percorso, provano le stesse cose, fanno le stesse esperienze. In Italia sono pochi gli esempi.
In quest'ultimo periodo stiamo avendo a che fare con molte band italiane e ci stiamo sempre più accorgendo che in Italia c'è un buon movimento, sia come quantità di band, qualità, espressioni, sensazioni e via dicendo. Ma che succede realmente in Italia? Il pubblico non accetta i gruppi italiani, sono i media che non danno la giusta importanza, sono le distribuzioni... Come mai in Italia gli italiani non funzionano?
Guillermo – In Italia il problema di fondo è il sistema che non aiuta questo tipo di progetti. In Italia qualsiasi progetto artistico non viene aiutato, addirittura viene ostacolato. E qualsiasi progetto artistico o si incanala in binari ben precisi, nel campo musicale ad esempio il cantautorato stile S.Remo o la musica pop, per la letteratura un certo tipo di letteratura, per il cinema un certo tipo di cinema. Chi tenta strade alternative e originali con personalità e coraggio in Italia non trova sbocco. E' un sistema di fondo che non funziona. In tanti altri stati gli artisti vengono aiutati. Ci sono una serie di infrastrutture, una serie di servizi, una serie di leggi che aiutano gli artisti che valgono ad emergere, a continuare e a portare avanti i loro progetti. In Italia la gente lo fa a scapito della propria vita, del proprio tempo e dei propri soldi. Una scelta seria sarebbe quella di trasferirsi. E' una scelta da fare quando inizi a suonare, ma quando inizi non sai come andranno le cose.
Rudy – In Italia siamo un po' tutti copioni... Scoppia un fenomeno in America, o in un altro posto, ed in Italia funziona tutto quello che assomiglia o che si è copiato da questo genere o da quell'altro... e sto parlando della musica in generale.
Quanto può aiutare una promozione indipendente, noi ci siamo conosciuti su internet ad esempio...
Guillermo – Internet è una grande risorsa, perchè appunto ha permesso numerosi contatti che prima non c'erano tra gruppi e gruppi, tra gruppi e webzine, tra gruppi ed etichette. A livello pratico è difficile. A livello di contatti, di parole, di conoscenza a livello di potenzialità permette molto, poi comunque mancando delle basi non è che abbia cambiato molte cose. Se ad esempio gli Slipknot improvvisamente vengono pubblicizzati su tutti i canali e su tutte le riviste, tutti comprano gli Slipknot, che valgano o meno. I gruppi italiani invece...
Siamo troppo esterofili...
Guillermo – Siamo esterofili in tutto quanto. Nel cinema con Hollywood, nella letteratura con Grisham...
I gruppi italiani sono i più bistrattati dal pubblico italiano...
Guillermo – Le uniche persone in Italia che seguono, rispettano e supportano i gruppi italiani sono i musicisti italiani... E' un sistema chiuso come vedi. Non c'è sbocco.
Rudy – Il popolo italiano è stato abituato troppo bene. Il pubblico compra le riviste con solo sopra gruppi già affermati e le riviste lo fanno per vedere le copie. Manca anche il rischio di voler entrare in un mondo underground perchè si comincia ad entrare in un universo vastissimo. E allora le riviste puntano sui gruppi già emersi, già noti. Escono i mensili e tutti hanno sulla copertina lo stesso gruppo e tutti parlano della stessa cosa. Secondo me la differenza fra internet e i mezzi normali di diffusione delle informazioni è proprio in questo. Internet ti dà la possibilità di scoprire band sconosciute rispetto al numero di vendite ma con potenzialità elevatissime. Internet ti permette, se sei curioso, di andare a tastare un po' a destra e a sinistra i settori di qualsiasi genere musicale, a pescare qualsiasi gruppo e valutarne le potenzialità, fra quello che puoi scaricare in mp3 o solo ascoltare in streaming. La rivista vende il prodotto già di successo. Non vedo molti sbocchi. Ripeto è una questione di curiosità perchè c'è qualcos'altro.
Ci sono differenze nelle varie sfumature dell'underground, ad esempio fra nord e sud?
Guillermo – Anche al sud ci sono dei gruppi underground molto longevi. Al nord, per una serie di ragioni abbastanza complesse, bene o male e nella grande difficoltà ci sono più possibilità. Ci sono un po' di spazi in più, servizi, sale prove... quindi nonostante tutto tanti gruppi riescono a fare qualcosa. Mi rendo benissimo conto che al sud sia più difficile. Non vengono i gruppi del sud a suonare al nord... Mi rendo conto... sono stato in Calabria, a Crotone qualche tempo fa e ho conosciuto anche ragazzi della zona che suonano, però è una realtà completamente differente. Loro suonano in un assoluto nulla, nell'impossibilità di avere uno sbocco. Bene o male al nord solo per il fatto di avere 4 gruppi che suonano nella stessa sala prove si può pensare di fare un qualcosa assieme, una minima iniziativa nasce....
Di questo potremmo continuare a parlare all'infinito. Ma adesso parliamo dei Mothercare e di conseguenza di Traumaturgic, lavoro complesso sia a livello musicale che di significato... ce ne parlate?
Guillermo – Noi abbiamo sempre cercato di stare sempre lontani dagli stereotipi stranieri e senza pensare di fare death metal o hardcore, e via dicendo, abbiamo sempre cercato di darci un'identità personale. Chiamiamolo grind-core-metal quello che facciamo, ponendo l'accento sullo spirito, sull'emozione piuttosto che sulla tecnica o sul tipo di giri che facciamo. Lo spirito è che non ci piace molto come vanno le cose, ci sentiamo in difficoltà, ci sentiamo a disagio e questo è il nostro modo di esprimerci nei confronti della vita e anche nella scena della musica. Più andiamo avanti e più ci accorgiamo di come vanno le cose e più aumenta questo disagio. Il concetto parte proprio da questo. Essendo la musica la nostra attività e il nostro sogno, l'unico sogno utile, qualcosa che ci migliora la vita, questo ci porta a riflettere sulla sottile linea che divide la sofferenza dalla conoscenza, dalla consapevolezza. Soffrire, in un certo senso, è necessario per capire, per diventare una persona più matura, una persona più consapevole. E la nostra forma di sofferenza è interiore e poi si esplicita nella musica che facciamo. Però nel momento in cui la facciamo sul palco, perchè la nostra musica ha un significato live, siamo quello che siamo, siamo quello che vogliamo essere in quel momento. Quindi la linea fra la sofferenza e la felicità, la sofferenza e la consapevolezza è molto sottile. Questo è il senso di Traumaturgic. E' il senso di tutti i nostri dischi e della nostra attività. Questa continua ambiguità fra lo stare male e lo stare bene.
Rudy – Tutte le canzoni dei Mothercare, tutto questo male, questo dolore che si ha dentro, è un'esperienza che prima o poi faremo tutti. Un periodo di passaggio. In tutte la canzoni c'è un po' di dolore, un po' di rabbia. Quando si capisce questo vuol dire che o lo hai passato o lo stai passando.
Infatti si sente in Traumaturgic un senso di angoscia, non c'è un'apertura...
Mauro – Un'altra sfumatura che fa parte anche di Traumaturgic, a differenza dell'album precedente Breathing Instruction che è il risultato di 10 anni passati assieme catturati in un disco, è che Traumaturgic invece è nato nel giro di un anno, un anno e mezzo. Quindi ha concentrato in un periodo molto breve un sacco di emozioni, esperienze negative, positive, di qualsiasi aspetto. Mentre prima abbiamo scelto 10 brani nell'arco di 10 anni e selezionato quelli che più rappresentavano lo stato della band, Traumaturgic è stato più immediato, appunto nell'arco di un anno e mezzo ed è come aver fatto un album in un giorno. Ha raccolto in un anno e mezzo tutta una serie di disavventure varie, personali e di gruppo. C'è molto più ricerca nei suoni perchè non era sufficiente fare 4 accordi. Ognuno voleva mettere del suo perchè ha vissuto del suo...
Guillermo – E' anche importante mantenere un certo atteggiamento nei confronti della musica, almeno quella che facciamo noi. La nostra musica è come una gabbia. Ha dei limiti. E noi all'interno di quei limiti dobbiamo trovare nuove forme, nuovi spazi. Il tipo di metal che facciamo noi è questo. Quindi è importante non illudersi, tra virgolette. Io vedo molti gruppi che si arrendono ed improvvisamente fanno finta di non essere più. Tradiscono lo spazio che si sono costruiti, lo spazio in cui fare ricerca ed improvvisamente diventano qualcos'altro.
Spiegati meglio, per favore...
Guillermo – Per il tipo di musica che facciamo noi non torneremo mai indietro. Vedo persone, musicisti, gruppi che si lasciano illudere dalla vita, da quello che capita nella vita. Ho capito che magari ieri eri incazzato, eri triste e quindi hai fatto musica triste, incazzata, macignosa, poi succede qualcosa nella tua vita e all'improvviso è tutto bello e molli il tuo progetto. Il progetto della musica sei tu. Quindi tu non ti devi mai lasciar condizionare da quello che ti succede nella vita, non devi dimenticare i posti in cui sei stato mentre facevi quella musica e mentre creavi quelle cose, ma devi cercare di andare oltre, sempre oltre. Quindi il nostro percorso che è sempre passato attraverso la sofferenza, attraverso il dolore, attraverso il dramma deve continuare attraverso quello, indipendentemente da quello che ti succede nella vita. In questo momento la mia vita non è brutta, ma anche se dovesse essere felicissima io scaverò e ricercherò in questo senso.
Mauro – Non è stato condizionato da mode o da tendenze, ma è stato un percorso nostro...
Ma non pensate che magari crescendo o avendo successo le cose possono modificarsi?
Guillermo – Il problema è semplice. Perchè con la musica che facciamo è praticamente impossibile avere successo, almeno in Italia. E' una scelta che a priori preclude il successo. Questo ti dà la dimostrazione della sincerità [ride...]. E per questo che ti dico che tanti gruppi, soffrendo sempre più a causa di questo problema, e cioè che il loro valore non viene riconosciuto per quello che è, si adattano a quello che il sistema vuole, che il mercato vuole, che la gente vuole. Io sono io, e quello che penso io non lo pensano altri. Io lo esprimo. Se poi a qualcuno piace, se qualcuno lo condivide, meglio. Purtroppo le tentazioni sono tentazioni. Però ti dico che per noi è molto difficile portare avanti questo progetto musicale. Lo è per tutti. Ti assicuro che è difficile, attraverso difficoltà di vita, eppure va avanti.
Rudy – Ci sono due strade. O suoni quello che ti piace, quello che riesci ad esprimere in maniera tua, o suoni quello che piace alla massa...
[Arrivano un paio di birre e brindiamo...'salute'...]
Rudy – Noi suoniamo quello che ci piace. Sicuramente non suoniamo per i soldi. Se lo avessimo fatto avremmo già smesso. Finché riusciremo a mantenere la passione... Ormai la musica sta diventando sempre più una questione economica. E poi ritorniamo a quello di prima. Le case produttrici, le case discografiche non hanno né intenzione né la possibilità di investire su un prodotto nuovo.
Allora per concludere, anche se la conversazione è interessante (e anche perchè i Braindamage hanno nel frattempo iniziato a suonare e musica e rumori di sottofondo sono altissimi), che futuro c'è per i Mothercare...
Guillermo – Non è facile perchè molto è già stato dato in questi due dischi. E poi quando vai a suonare e c'è sempre uno stimolo quando una persona viene e ti dice che gli è piaciuto un pezzo. Il futuro è continuare a suonare per promuovere questo disco e poi forse sarà fare un altro disco...
Mauro – ...trovare un altro spazio nella gabbia... Ringraziamo i Mothercare per averci accordato il loro tempo e averci parlato così liberamente e sinceramente di loro e di ciò che hanno dentro. Secondo il nostro punto di vista il futuro sarà devastante!!!
Long Live Rock'n'Roll - 17 dicembre 2005
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: < back